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Isabella C. Blum, le nuove forme della traduzione

Un'intervista a pochi giorni dalla partenza del Master in Traduzione Specialistica

Abbiamo incontrato Isabella C. Blum, traduttrice e docente del Master in Traduzione Specialistica erogato da ICoN. Il suo lavoro l’ha portata a rendere in italiano una grande varietà di testi, compresi tre taccuini inediti di Charles Darwin e, sempre di Darwin, lo Sketch del 1842, una raccolta di lettere sulla religione e la comunicazione alla Linnean Society. Isabella ci ha raccontato le caratteristiche della traduzione oggi e ha spiegato come l’attività è cambiata nel corso degli anni, con la piena affermazione degli strumenti informatici e del Web 2.0.

Come le sembra sia cambiato il mestiere del traduttore in questi anni? Informatica e Internet hanno progressivamente modificato l’approccio al testo in lingua?

Anni fa, in un’intervista, fotografai così la mia percezione del mestiere del traduttore: «Il nostro è un mestiere meraviglioso, che ... mette a contatto con realtà diverse, ... impone un costante aggiornamento. Un mestiere creativo – e che quindi ha i tempi e i luoghi (a volte solitari) della creatività; ma è anche un’attività che richiede continui confronti e contatti con colleghi, committenti, redazioni, correttori, revisori, consulenti (ed eventualmente allievi e studenti). È un mestiere che mantiene perennemente in cammino chi lo svolge: non ci si ferma, è vivo e tiene vivi…». Era il 2008, e su questi elementi fondamentali, direi che nulla è cambiato – ripeterei esattamente quelle parole. Certo, otto anni non sono passati senza lasciar traccia. Con fatica, lentamente – più lentamente di quanto tutti noi ci saremmo augurati – ho la sensazione che qualcosa stia cambiando nella percezione del nostro ruolo da parte del mondo esterno. Mi pare che si parli di più di traduzione e traduttori, il che è un dato positivo: non certo per desiderio di protagonismo, ma perché il riconoscimento del nostro ruolo di mediatori culturali non può che giovare alle condizioni in cui tale ruolo si svolge. Un altro aspetto della professione che credo si sia “mosso” da allora (e qui mi avvicino di più alla seconda domanda) sta nel fatto che i nuovi strumenti hanno amplificato i confronti e i contatti cui alludevo sopra – o per lo meno, li hanno facilitati: oggi chi si ostina a descrivere il traduttore arroccato in una torre d’avorio, intento al suo lavoro in perfetta solitudine, si colloca decisamente fuori dal mondo: questa visione non è più difendibile. Non lo è mai stata, in effetti: un traduttore professionista serio ha sempre avuto bisogno di interagire con altre figure nella produzione del testo; ma in passato quell’immagine falsata poteva passare perché in qualche caso era effettivamente difficile stabilire i contatti utili. Per procurarseli, occorrevano un’enorme motivazione e risorse non trascurabili. Oggi, sempre più spesso, una traduzione nasce dall’interazione in tempo reale tra più figure professionali – e questo è stato reso possibile, senza sforzi particolari, dall’evoluzione della rete. Ovviamente i tempi e i modi di questa interazione sono diversi a seconda del tipo di testo su cui si lavora, del tipo di committenza, e di molte altre variabili. Ma la possibilità di essere parte attiva di una rete – di lavorare non solo in rete, ma come nodo di una rete sempre più robusta – oggi è tangibile. Alla portata di tutti.

Ritiene ancora che la traduzione sia spesso collocata su un “piedistallo romantico”?

Purtroppo sì. Nonostante, come dicevo sopra, si parli più spesso di traduzione e di traduttori, esistono ancora molti falsi miti sulla nostra professione, spesso alimentati dagli stessi traduttori. Si dimentica che, alla base, questo è un lavoro intellettuale di alto livello – certo – ma come molti altri. È un mestiere. Richiede tecnica, metodo, strategie. Il talento non guasta (ovviamente), ma non è sufficiente e a mio avviso – qui so di scoperchiare un vaso di Pandora – almeno fino a un certo punto, nemmeno necessario. Se si desidera lavorare come traduttori in modo onesto e decoroso, non occorre essere baciati dalle Muse: occorre una solida preparazione. L’idea che invece il talento sia necessario, un requisito ineludibile, è un mito (fra l’altro, bisognerebbe anche intendersi sul significato preciso del termine...). Del resto questo non vale solo per i traduttori. Si può studiare musica, imparare a suonare uno strumento, essere musicisti di professione, trarre grande soddisfazione dal proprio lavoro, senza passare alla storia, senza lasciare un segno. Si può essere bravi medici, essere utili e fare del bene, senza necessariamente essere ricordati nei sacri testi della medicina, senza che il proprio nome sia accostato a quello di una scoperta importante. Perché dovrebbe essere diverso per il traduttore? Chi ha detto che il traduttore possa soltanto essere un traduttore di genio? Questa convinzione bizzarra e al tempo stesso ingenua crea molti problemi, soprattutto agli esordienti e alle persone che si sentono attratte dalla nostra professione (e magari rinunciano al tentativo, anche a causa di quelle convinzioni assurde). A un livello fondamentale, chi desidera fare il traduttore, molto semplicemente, deve studiare e prepararsi per realizzare il proprio obiettivo. Punto. Qui poi si innesta il discorso (un altro campo minato) su quali siano i percorsi di formazione più adatti per chi vuole tradurre. Io credo che ogni percorso formativo (traduttivo specifico; umanistico/linguistico; scientifico disciplinare) possa dare qualcosa di prezioso, ma comunque non sufficiente. La formazione dovrà poi essere completata e integrata, andando a colmare le inevitabili lacune e imboccando con decisione e fermezza la via della formazione permanente.

Qual è la struttura generale del Master in Traduzione Specialistica e come sono stati individuati i settori della traduzione da privilegiare?

Il nostro Master ha la durata di un anno, e si svolge in tre fasi. Una prima fase prevede alcuni insegnamenti teorici affiancati a due laboratori propedeutici (metodologia della traduzione e scrittura per traduttori); nella seconda fase, agli insegnamenti teorici vengono affiancate due classi di traduzione specialistica. Ogni corsista stabilisce quali domini vuole seguire, e partecipa quindi alle due classi prescelte. La seconda fase si chiude con un esame il cui superamento dà accesso alla terza fase, che consiste in uno stage e in un lavoro di tesi. Come si vede, la teoria è sempre affiancata alla prassi traduttiva: in questo modo, le due facce della medaglia si completano e si alimentano. I domini del Master sono stati scelti fondamentalmente perché corrispondenti ad aree molto richieste dal mercato, nelle quali è pressoché impossibile (o comunque difficilissimo) prepararsi senza una solida guida. Va peraltro anche tenuto presente che, dopo il Master, una volta acquisito un metodo di lavoro valido e approfonditi due domini, i nostri corsisti potranno ampliare il proprio orizzonte ad altri settori, e il loro compito risulterà facilitato. Molte competenze si acquisiscono una volta sola, e sono trasversali al tipo di testo su cui si opera.

Quali le sembrano i punti di forza del corso?

La didattica ha luogo su un forum asincrono. Ciò significa che ogni corsista scrive i propri interventi sul forum, carica sul forum le proprie esercitazioni, chiede sul forum spiegazioni e chiarimenti. E sul forum dialoga con i colleghi e riceve le risposte e le correzioni dai tutor. Il fatto che il lavoro si svolga in questo modo – sempre in forma scritta – “costringe” i corsisti a lavorare quotidianamente con la produzione di testi in italiano, migliorando la propria competenza in lingua d’arrivo e acquistando la necessaria fluidità. La modalità asincrona del forum – il fatto che non siano previsti orari – è un altro grosso vantaggio, perché consente a tutti di organizzare le proprie giornate e di inserire il lavoro previsto dal Master negli orari più consoni alle proprie attività e ai propri impegni (ed eventualmente alla propria collocazione geografica). Abbiamo avuto corsisti che durante il Master lavoravano (quasi tutti), che avevano famiglie impegnative di cui occuparsi (molti), e che – in diversi casi –partecipavano da luoghi con fusi orari diversi (Canada, Cile, Messico...). La nuova piattaforma didattica comporta numerosi vantaggi rispetto alla precedente. Offre maggiori possibilità di interazione, permette la condivisione di materiali in modo quasi illimitato, è molto intuitiva e ha grossi vantaggi in termini di scrittura e formattazione dei testi. Sicuramente si è trattato di un grande passo avanti. Quanto ai punti di forza del Master, citerò a titolo di esempio i seguenti (tutti ugualmente fondamentali): 1) l’interazione con tutor qualificati, traduttori professionisti che possono dare informazioni e spiegazioni di prima mano sul mondo della traduzione; 2) le correzioni individuali, capillari, che vengono effettuate sui testi prodotti dai corsisti (il feedback che tutti i traduttori vorrebbero, e che spesso si vedono negare, qui è offerto a piene mani per tutta la durata del Master); 3) la possibilità di impostare un metodo e di apprendere le tecniche e le strategie necessarie per tradurre professionalmente; 4) la promozione di un buon livello di autonomia nel lavoro: il corsista viene accompagnato gradualmente nel raggiungimento di questo obiettivo fino a quando, nel lavoro di tesi, la simulazione delle condizioni di lavoro reali è pressoché completa.

Il profilo degli iscritti al Master le pare cambiato nel corso del tempo?

No, non mi pare. In generale il profilo mi sembra essere rimasto costante: una prima suddivisione può essere effettuata tra corsisti giovani, che hanno conseguito la laurea di recente e intendono completare il loro percorso di studio; e corsisti più anziani, spesso già traduttori (o anche persone interessate a intraprendere un nuovo iter professionale), che intendono aggiornarsi e/o perfezionarsi. Un’altra suddivisione può essere fatta poi anche in base al titolo di studio, tra lauree umanistiche e lauree scientifiche (o comunque nelle discipline dei domini del Master). Il fatto che persone con una formazione diversa riescano a seguire proficuamente il Master dimostra una volta di più che le competenze del traduttore possono essere costruite muovendo da punti di partenza differenti, purché la formazione sia impartita in un contesto serio, a persone seriamente motivate.

Le pubblicazioni e una presentazione di Isabella C. Blum.

Il Master on line in Traduzione specialistica inglese » italiano
(preiscrizioni aperte dal 30 giugno al 21 novembre 2016)

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