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Sul sentiero dell’innovazione: Amedeo Quondam e le digital humanities

Un tributo di Mirko Tavoni alla generazione di accademici che portò la cultura italiana online

Amedeo Quondam (1943-2024) è stato un intellettuale che ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo accademico. Oltre che per le sue opere e per la sua attività didattica, legata soprattutto all’Università di Roma “La Sapienza”, il professor Quondam è noto per avere promosso la collaborazione tra studiosi di diverse università e un'idea interdisciplinare della cultura italiana.

Non stupisce, quindi, che Quondam sia stato uno dei fondatori del Consorzio ICoN, nato proprio dalla cooperazione degli atenei nell’epoca delle digital humanities. Ad un mese dalla sua scomparsa desideriamo rendergli omaggio così: affidando i ricordi alla penna di Mirko Tavoni, presidente onorario del Consorzio e parte del gruppo di lavoro degli esordi.

I vent’anni trascorsi in stretta collaborazione permettono di mettere in luce da vicino il carattere visionario delle numerose iniziative pionieristiche di Quondam nel campo della digitalizzazione e dell’e-learning, in un percorso che nasce dal Libro del Cortegiano (il «libro della vita di Amedeo») e si conclude proprio con l’ideazione del Consorzio Interuniversitario ICoN - Italian Culture on the Net.

Mirko Tavoni

Mirko Tavoni, presidente onorario del Consorzio ICoN, ricorda Amedeo Quondam.

L’inizio di un percorso collettivo: l’«Europa delle Corti»

Ricordare Amedeo Quondam e il suo ruolo nella nascita di ICoN significa ricordare vent’anni, gli ultimi venti anni del secolo scorso, in cui una generazione di studiosi di letteratura, filologia, arte, storia, politica, bibliografia, editoria, musica, linguistica, architettura, urbanistica, spettacolo, giunti alla soglia dei quarant’anni, cercarono e trovarono un loro modo di fare ricerca insieme, spinti dalla curiosità di conoscersi reciprocamente, dalla convinzione che fosse tempo di dotarsi di strumenti di ricerca interdisciplinari, potenti e aperti, e dal desiderio di lasciare un’impronta nel mondo dell’accademia e fuori da esso, in una interazione vivace, utile e piacevole con la società, con le sue istituzioni, con il pubblico non specialistico.

All’inizio di questo percorso, nella storia di Amedeo, c’è l’«Europa delle Corti», il «Centro studi sulle società di Antico regime» nel quale studiosi ad ampio spettro di Rinascimento-Età moderna si erano riconosciuti in una prospettiva originale e, appunto, proiettata verso l’Europa, che aveva come autore emblematico Baldassarre Castiglione: i 165 volumi dell’omonima collana pubblicata da Bulzoni annoverano infatti in apertura La corte e il “cortegiano”, a cura di Carlo Ossola (1980), e verso la conclusione l’edizione in tre volumi, curata da Quondam, del Libro del Cortigiano (2016) – il libro della vita di Amedeo.

La città ideale per dare a questa prospettiva la più cortese ospitalità era Ferrara, sia per la sua identità storica e urbanistica rinascimentale, sia per le amministrazioni democratiche, della città e della regione, interessate a emularne modernamente il “mecenatismo”, promuovendo la creazione di prodotti culturali permanenti: idea complementare all’altra, e altrettanto civile, opzione “effimera” dell’“estate romana” di Renato Nicolini: due esperienze di impegno culturale degli enti locali di quegli anni che continuano a ispirare rispetto, e forse nostalgia.

Ferrara, culla dell’interdisciplinarità: l’Istituto di Studi Rinascimentali

Nasce così, nel 1983, l’Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara, «su proposta dell’Associazione “Europa delle Corti” ai responsabili delle amministrazioni istituzionali ferraresi, regionali e ministeriali, con lo scopo di studiare, su proposte originali elaborate da un comitato scientifico costituito da studiosi di fama internazionale, il rapporto fra le corti del Nord Italia, specie di Ferrara, e il resto dell’Europa in epoca rinascimentale».

Amedeo, segretario dell’«Europa delle Corti» dal 1976 al 1986, e direttore dell’Istituto di Studi Rinascimentali dal 1986 al 1992, fu l’anima di quella operazione, consistente nel radicamento istituzionale di un’idea interdisciplinare della letteratura e cultura italiana, e di una solidarietà generazionale fra studiosi di tante università italiane. E, oltre che l’anima, ne fu il motore. Se ai già citati volumi della collana «Europa delle corti» si somma l’altro centinaio e passa di volumi prodotti dall’Istituto, attraverso l’allora nascente editoria bibliofila di Franco Cosimo Panini, si ha un’evidenza abbastanza impressionante dell’operosità di quel gruppo.

Quei finanziamenti locali andavano in parte a costruire strumenti di valorizzazione del patrimonio culturale della città e del territorio, in parte a progetti scientifici di portata nazionale e internazionale, per lo più strutturati per “Archivi” – il termine chiave per significare l’organizzazione del lavoro vòlta a produrre gli Strumenti di base, anzitutto bibliografici, necessari per potenziare la ricerca in questo o quel settore, e insieme gli studi originali resi possibili dall’uso di quegli strumenti. Dei tanti, ricorderò solo l’«Archivio della tradizione lirica» coordinato da Marco Santagata – grande amico e sodale di Amedeo in tutte le sue imprese.

Lo IUPI. Incipitario unificato della poesia italiana, prodotto attraverso decine di notti di funzionamento macchine del Centro Elaborazione Dati del Comune di Ferrara (!), fu stampato nel 1988 in due volumi di complessive 1.884 pagine: perché «gli Strumenti che l’Istituto di Studi Rinascimentali intende realizzare cercheranno, finché sarà compatibile, di assumere la forma di libro: consapevoli, per quanto piccoli e modesti, soggetti di collegamento tra la Biblioteca di ieri, del libro a stampa, e la Biblioteca di domani, se non ancora di oggi, del libro elettronico».

Questo per dare il senso di quale distanza ci separi da quel punto di partenza, e della strada fatta da allora: grazie anche a chi da quel punto di partenza cominciò allora a mettere in moto – faticosamente – le cose. Tanta operosità, peraltro, in quell’ambiente che diede a tanti giovani la prima opportunità di provarsi nella ricerca, era vissuta con vera e propria allegria, nella foresteria e con l’uso della bicicletta dell’Istituto, incoraggiati dal motto di Amedeo di fronte alle difficoltà: «E che cce vo’?».

Evoluzione della ricerca e digitalizzazione: la nascita del «Centro interuniversitario Biblioteca Italiana Telematica»

Da questa consolidata abitudine al lavoro di squadra, alla progettazione per “Archivi”, alla creazione di strumenti e all’uso della tecnologia derivò naturalmente che, quando il Ministero (allora MURST) decise di passare dalla distribuzione a pioggia delle poche risorse per la ricerca a bandi competitivi abbastanza ricchi che favorivano l’aggregazione, ci trovammo nelle condizioni di partenza migliori per vincerne alcuni: ciò che accadde nel 1997, nel 1999 e nel 2001. Il primo e più ampio di questi progetti di ricerca (20 unità di ricerca in 14 università) includeva nel suo titolo tutti questi tratti caratterizzanti: «Biblioteca Italiana Telematica: la tradizione culturale italiana in Internet (acquisizione, trattamento e catalogazione di testi e immagini, sviluppo di strumenti di interrogazione in rete finalizzati a ricerche letterarie, filologiche, linguistiche, di storia delle idee)».

Da qui nacque il «Centro interuniversitario Biblioteca Italiana Telematica», di cui Amedeo fu direttore dal 2000 al 2011. Nel sito ufficiale della Biblioteca Italiana, ospitato dalla Sapienza di Roma, si legge, per mano di Amedeo, «Una storia lunga trenta anni» di Biblioteca italiana, che parte da «Prima di Internet»: dagli inizi della digitalizzazione, alla conversione del patrimonio testuale della Biblioteca italiana nello standard XML-TEI, alla scelta non comune di renderlo tutto liberamente scaricabile, all’inclusione in esso degli Scrittori d’Italia Laterza e di 1.600 incunaboli in volgare, alla partecipazione al Comitato Guida della Biblioteca Digitale Italiana presso il Ministero dei Beni Culturali: i tanti aspetti di un’azione di lungo periodo della quale Amedeo è stato protagonista anzitutto grazie alla sua sensibilità, come storico, alle dinamiche del libro a stampa, e poi alla sua intraprendenza come organizzatore di imprese scientifiche.

I primi passi verso l’e-learning: l’esperienza di «Italica» e la fondazione di «ICoN - Italian Culture on the Net»

Per arrivare a ICoN ci vuole ancora un passaggio: il progetto «Italica. Campus virtuale di lingua e cultura italiana» con il quale la RAI International di Roberto Morrione, nel 1996-1998, cercò di aprire un proprio spazio Internet rivolto all’estero, creando a questo scopo un comitato di consulenza scientifica composto da italianisti italiani, fra i quali Amedeo Quondam, Marco Santagata, Francesco Bruni e altri, e stranieri, fra i quali Zyg Baransky, Ted Cachey e altri. Di questo comitato scientifico Amedeo fu il presidente.

L’esperienza fu breve, perché con il cambiamento degli assetti RAI il progetto fu presto abbandonato. Ma in quel breve periodo iniziammo a esplorare la progettazione di contenuti culturali per il web, e a studiare l’e-learning. E Marco Santagata ebbe l’idea di costruire una struttura interuniversitaria che, approfittando della possibilità appena introdotta di erogare corsi di studio congiunti, costituisse il pendant istituzionale per l’azione che RAI International aveva intrapreso, e le desse l’impulso ulteriore e complementare delle relazioni accademiche internazionali.

Francamente, era una grande idea: un’alleanza sistemica fra l’università italiana e la televisione pubblica per promuovere la lingua e la cultura italiana nel mondo. Forse un’idea troppo grande, troppo di lungo periodo, rispetto alla dipendenza della RAI dagli assetti politici contingenti, e rispetto ai pregressi portatori di interesse nel campo. Ma quel breve periodo bastò a far nascere il Consorzio interuniversitario ICoN – Italian Culture on the Net. Il fatto che ICoN sia poi sopravvissuto e sopravviva, con le sue sole forze, dopo un quarto di secolo di mutamenti vertiginosi, dimostra che l’idea era buona, anche senza RAI, che era fattibile e impersonata da gente seria.

Amedeo, rappresentante nel Consorzio di Roma La Sapienza, è stato una colonna di ICoN fino al suo pensionamento, nel 2013. Per ricordarlo mi è venuto di ripercorrere, in modo realistico, le cose che abbiamo fatto insieme, per un lungo tratto della nostra vita. Penso che non gli sarebbe dispiaciuto, perché sono state cose buone, di cui possiamo essere orgogliosi, e portano una forte impronta della sua personalità e della sua simpatia.

Mirko Tavoni

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