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Erasmus, l’appeal dell’Italia e la sfida di attrarre studenti da tutto il mondo

Lo chiamano tutti “nonno Erasmus”: è Miguel Castillo Nacher, studente spagnolo di 80 anni che grazie al programma di mobilità studentesca dell’Unione europea è arrivato un mese fa a Verona per studiare storia. La tenacia di Miguel, studente Erasmus più anziano del mondo, è diventata un esempio per tutti: l’Italia lo accoglie a braccia aperte, come accoglie ogni anno migliaia di studenti da ogni angolo del mondo. Giovani (o meno giovani) che scelgono il nostro Paese per un’esperienza di studio o per conseguire la laurea - magari con la speranza di costruirsi un futuro - attratti dalle eccellenze universitarie made in Italy.

L’Erasmus rappresenta per l’Europa una storia di successo e dimostra che la mobilità dei ragazzi è in grado di avvicinare culture diverse: dall’inizio del programma (1987) fino a oggi, gli studenti universitari complessivamente coinvolti a livello europeo hanno superato i quattro milioni. L’Italia ha contribuito per il 10%, posizionandosi tra i quattro principali Paesi per numero di giovani in partenza per esperienze di studio verso destinazioni europee (dopo Spagna, Germania e Francia). Se si guarda all’accoglienza, invece, il nostro Paese è al quinto posto - poco dopo Spagna, Germania, Francia e Regno Unito - con quasi 22mila studenti europei ospitati nelle università italiane nel 2015-16 (anno su cui sono disponibili dati definitivi).

Per quanto riguarda i tirocini formativi in azienda (sempre targati Erasmus), nella classifica delle destinazioni preferite dagli stagisti europei - che vede sul podio Spagna, Regno Unito e Francia – l’Italia guadagna la quinta posizione, con quasi 5mila studenti stranieri ospitati. Performance positive per il Paese dei “cervelli in fuga” anche se l’Italia ha tutte le carte in regola per diventare più attrattiva. Con la cultura non solo si vive, ma si fa un buon affare e per questo vale la pena anche scommettere sulla lingua italiana, motore della creatività e dell’economia. Un modo efficace per attrarre più studenti stranieri nel nostro Paese è quello di insegnar loro la lingua italiana prima della partenza e l’e-learning si inserisce perfettamente in questa strategia dal momento in cui, con i suoi vantaggi in termini di flessibilità e personalizzazione, è in grado di moltiplicare le potenzialità di insegnamento. La lingua italiana è tutt’altro che una lingua morta: si stima infatti che sono più di due milioni gli studenti stranieri di italiano nel mondo. La sfida ora è concentrarsi sull’interno, anche perché la domanda per venire a studiare in Italia è in crescita e a dimostrarlo è la forte strategia di internazionalizzazione messa in campo dalle nostre università.

Tra gli atenei che riescono ad attrarre più studenti Erasmus dal resto del mondo, ci sono il Politecnico di Torino, l’Università degli Studi di Padova, l’Università degli Studi della Tuscia, l’Alma Mater di Bologna e l’Università degli Studi di Torino. L’attrattività delle università italiane non si rivolge solo alla mobilità tradizionale, ma è aperta anche verso i Paesi extra Ue. Per il 2017/2018 sono stati finanziati 49 istituti con un budget di quasi 14 milioni, assegnato all’Italia dalla Commissione europea: i fondi finanzieranno 3.386 tra studenti e docenti, (+9% rispetto al 2016), tra cui 2.156 mobilità in entrata dai Paesi extraeuropei, provenienti principalmente dalla Tunisia (190), Albania (174), Serbia (167), Federazione Russa (135), Ucraina (129). Con le sue università di eccellenza quindi - a cui vanno aggiunte accademie e conservatori che già registrano un boom di stranieri - l’Italia può diventare un polo attrattivo per studenti di tutto il mondo e raddoppiare il numero di studenti internazionali.

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