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Convegno “Comunicare Dante. Ricerca, letteratura, media”

Fonte: 9colonne

Dante Alighieri è un poeta accessibile a tutti che rappresenta l’essere italiani oggi. È questo il messaggio lanciato dalla Società Dante Alighieri e da Tv2000 ad alcuni dei più autorevoli studiosi del Sommo Poeta, invitati a confrontarsi sul tema “Comunicare Dante. Ricerca, letteratura, media” lo scorso 5 ottobre. A fare gli onori di casa, Andrea Riccardi, presidente della Dante, che nella sede centrare di Roma ha riunito esperti e studenti: “Dante non è solo per specialisti e non può essere chiuso nelle biblioteche – ha detto Riccardi -, eppure è complicato e il piacere estetico di leggere un poeta sembra davanti a lui entrare in crisi per la difficoltà e la fatica di capire”. Ma in un mondo in cui tutto sembra così chiaro e semplice, “tanto che a volte delude”, ha proseguito il presidente della Società Dante Alighieri, la bellezza del Sommo Poeta “sta proprio nella fatica che dobbiamo fare per entrare nel suo mondo”. Un grande poeta di un’altra epoca, che in un mondo frenetico e caotico come il nostro, sta lì con la sua complessità a volte enigmatica. E allora “Comunicare Dante” diventa “un’impresa coraggiosa - la definisce Riccardi – che ci consente di entrare in contatto con una delle menti più affascinanti della storia. Un confronto con un mondo altro che ci fa capite il nostro”. E in effetti anche oggi, “nel mezzo del cammin di nostra vita”, molte volte ci sarà capitato di ritrovarci “per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”. “Non è certamente quella di Dante – ha spiegato Riccardi - eppure siamo anche noi in una selva oscura nel nostro mondo globale, nel quale siamo malati di indifferenza e dove tutto è talmente chiaro che non comprendiamo niente e non ci appassioniamo a niente”. È in questo contesto che si inserisce la missione della Società Dante Alighieri, e cioè quella di “insegnare a leggere il mondo in italiano – ha sottolineato il suo presidente -. Noi non vogliamo perdere la nostra lingua, vogliamo insegnarla nel mondo sapendo che questa missione vuol dire continuare la nostra storia e la nostra civiltà”. Tra le relazioni degli studiosi che hanno cercato di “Comunicare Dante”, anche quella di Mirko Tavoni, professore dell’Università di Pisa e presidente del Consorzio ICoN – Italian Culture on the Net. Nel suo intervento dal titolo “Dante sognatore”, si è focalizzato sul rapporto del Sommo Poeta con la sua personale e privata vita onirica, e su come questo diventi un ingrediente della sua poesia. “Dante è stato un grande sognatore – ha spiegato Tavoni -, sognare per lui era una parte importante della sua vita emotiva e intellettuale, aveva una vita onirica ricchissima e una grande consapevolezza della dimensione del sogno e dei meccanismi dei sogni. Diversi passi delle sue opere portano a sospettare che Dante sia stato un sognatore lucido, e cioè consapevole di sognare mentre sognava”. Dante intratteneva “un dialogo aperto con i propri sogni – ha raccontato il professore agli studenti presenti -, convinto che i sogni portino messaggi che la mente vigile è interessata a interpretare. Dante è convinto che sognare sia una forma di pensiero, un pensare in sogno, tra il pensare vigile e il pensare in sogno c’è continuità”.

La dimensione onirica non sempre è presente nelle opere di Dante. “È presentissima nella Vita nova, presentissima nella Commedia e del tutto assente nella fase intermedia del Dante dei primi anni dell’esilio, del filosofo laico del Convivio e del teorico della retorica volgare – ha detto Tavoni -. In questa fase la mente di Dante è tutta tesa a costruire con il pensiero razionale e con la filosofia aristotelica il pensiero etico politico e linguistico-retorico. In questa fase della sua vita sembra aver interrotto il dialogo con la dimensione introspettiva e dunque onirica”. Nella Commedia, invece, la Cantica “dove si dispiega di più il sogno è il purgatorio, dove ce ne sono tre” ha continuato Tavoni spiegando che “è interessante che oltre questi sogni fatti dormendo ci sono visioni estatiche fatte mentre Dante cammina sulle cornici del purgatorio. È significativo che queste visioni estatiche trovino un parallelo nei bassorilievi di marmo scolpiti sui pavimenti e sulle pareti di queste cornici del purgatorio, dà un messaggio fortissimo e cioè che gli uni e gli altri sono due facce della stessa cose: ciò che è stato inciso da Dio nelle montagne del Purgatorio e una cosa fatta della stessa sostanza delle effimere immagini proiettate nella sua mente”.

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