Il 25 Marzo 2020 si celebra per la prima volta il Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri.

Ricordiamo il sommo Poeta, simbolo della lingua e della letteratura italiana, e ci uniamo ai festeggiamenti di scuole, musei e biblioteche con quello che sappiamo fare meglio: un percorso didattico multimediale, dedicato alla rilettura (e alla messa in scena) moderna dei classici. Introducono tre relatori d’eccezione: Marco Santagata, Mirko Tavoni e Alberto Casadei, tutti e tre presidenti (in carica od onorari) di ICoN, tutti e tre dantisti di fama internazionale. Buona lettura!


I presidenti ICoN raccontano

Project-Image Marco Santagata “Dante, egocentrico e/o profeta?”. Un articolo del 2013 che offre un’originale lettura psicologica del Sommo Poeta, basata sui tratti autobiografici della sua narrazione.
Project-Image Mirko Tavoni “Dante e la scoperta del paradiso terrestre in mezzo all’oceano”. Il testo riproduce la lectio magistralis tenuta a Firenze, Palazzo Vecchio, in occasione del 754° Annuale della nascita di Dante Alighieri (2019).
Project-Image Alberto Casadei “Il cielo come teatro: un’immersione completa in Paradiso XXIII”. L’articolo è uscito nella miscellanea Esercizi di lettura per Marco Santagata (il Mulino 2017).

Rileggere Dante oggi

Copertina Salvador Dalì, Un diavolo logico (Lucifero), 1951. Illustrazione per la Commedia di Dante (Forse / tu non pensavi ch'io löico fossi! XVII) commissionata dal governo italiano in occasione dell'anniversario della nascita di Dante, acquarello. In Robert Descharnes / Gilles Néret, Salvador Dalì 1904-1989, Köln, Taschen, 1994.

Questo percorso è tratto da un modulo didattico del Master ICoN in Didattica della lingua e della letteratura italiana (Spunti e suggerimenti per un insegnamento interculturale e multimediale della letteratura italiana all'estero) che invita all'insegnamento della letteratura italiana seguendo tracce che, partendo dai classici, arrivano a ricongiungersi col gusto, i problemi e gli interessi presenti oggi fra gli studenti. Questo modulo in particolare prende le mosse da esperienze condivise con studenti dell'Est europeo e suggerisce dunque una serie di relazioni possibili (magari inconsuete) tra fenomeni dislocati in tempi diversi e tra codici espressivi vari.


Indice

  • 1. "Sfuggire a Dante è impossibile"
  • 2. Dante poeta civile
  • 3. Le interpretazioni di Gassman e Sermonti
  • 4. Un giullare al servizio di Dante
  • 5. Dante "l'inevitabile" e le letture moderne di Dante
Estratto dall'UD 1 (La letteratura italiana fuori d'Italia oggi, ovvero rileggere i classici) di Orietta Simona Di Bucci Felicetti (Università di Tirana), Spunti e suggerimenti per un insegnamento interculturale e multimediale della letteratura italiana all'estero, Pisa, Consorzio ICoN - Italian Culture on the Net, 2009, ISBN: 978-88-6725-007-3.

1. "Sfuggire a Dante è impossibile"

Nel 2008 a Palermo è stato arrestato un ladro che portava nascosta tra la refurtiva una pregiata edizione della Commedia: il singolare lettore ha confessato di non potersi più separare dall'opera dopo averla "scoperta" grazie alla recitazione di Roberto Benigni.

La storiella, vera o falsa, del ladro lettore di Dante è ben pensata poiché rivela l'importanza di un fenomeno recente: l'inserimento di Dante nel circuito mediatico. Pur non essendosi mai interrotto il filo che ci lega a Dante, le letture del poema erano rimaste limitate a una fruizione sostanzialmente colta o attualizzata a scopi politici. Quella di Benigni si presenta come un'operazione dichiaratamente popolare, tesa alla divulgazione dei contenuti dell'opera e insieme attenta al gusto della fruizione "aurale" del testo recitato.

Contemporaneamente all'operazione di Benigni, la Commedia e i suoi lettori sono stati oggetto di opere narrative: ad esempio nel 2000 un serio anche se giovanissimo studioso americano di Dante, Matthew Pearl, ha pubblicato un romanzo complesso e popolare al tempo stesso, Il circolo Dante. Ambientato nella Boston del 1865, tra gli universitari progressisti, lettori e divulgatori più illustri del poeta (tra i quali Longfellow, fondatore del Circolo Dante appunto), il romanzo mette in scena una serie di delitti perpetrati secondo il modello della pena del contrappasso e segue, perciò, una rigorosa sceneggiatura dantesca. Lo scrittore newyorchese esplicitamente mirava a un rilancio della lettura della Commedia negli Stati Uniti attraverso l'uso del genere popolare della crime-story.



2. Dante poeta civile

In Italia (come per i progressisti americani) Dante, fin dalla definizione che ne diede Foscolo ne I Sepolcri (1807) di ghibellin fuggiasco alla Divina Mimesis di Pier Paolo Pasolini (1975), è stato spesso fonte di ispirazione per denunce politiche contro la corruzione e l'ipocrisia delle classi dirigenti.

Pier Paolo Pasolini (1922-1975), uno dei più inquieti e rappresentativi scrittori del Novecento, aveva progettato e elaborato una riscrittura in chiave moderna e autobiografica dell'Inferno:

Intorno ai quarant'anni, mi accorsi di trovarmi in un momento molto oscuro della mia vita. Qualunque cosa facessi, nella "Selva" della realtà del 1963, anno in cui ero giunto, assurdamente impreparato a quell'esclusione dalla vita degli altri che è la ripetizione della propria, c'era un senso di oscurità.

Pasolini, Divina Mimesis, 1975

Guidato da un Virgilio-Pasolini, un piccolo poeta civile degli Anni Cinquanta, il protagonista scende in un Inferno dove incontra ogni tradizionale forma di corrotti, ma soprattutto le corruzioni nuove della piccola-borghesia.

In questo senso fu di particolare effetto la lettura di alcuni canti della Commedia da parte dell'attore di teatro Carmelo Bene (1937-2002), fatta in occasione di eventi molto luttuosi dell'Italia insanguinata dal terrorismo degli anni Settanta.

A un anno dalla strage della stazione di Bologna, avvenuta il 2 agosto 1980, si decise di commemorare le 85 vittime con una "lettura di Dante". Anche in quel clima le denunce di Dante ai corrotti del suo tempo tornavano di attualità. La scelta era talmente inquietante che la registrazione prevista in TV venne sospesa. Oggi disponiamo di un filmato (un DVD con libro annesso) fortunosamente recuperato da riprese amatoriali, che ci riporta alla drammaticità di quel momento.

In uno scenario suggestivo, la Torre degli Asinelli di Bologna, Carmelo Bene, già noto per le sue scelte trasgressive, apriva un processo, servendosi di Dante, alla classe politica italiana (e in particolare alla Democrazia cristiana, allora partito di maggioranza relativa) (guarda il video della commemorazione).

Carmelo Bene, 2 agosto 1981, commemorazione della strage di Bologna.

La carica politica della lettura era chiaramente iscritta nella dedica di Carmelo Bene, richiamo ai vivi e alle memorie ferite della Nazione: Voglio dedicare questa lettura da ferito a morte non ai morti, ma ai feriti di questa orrenda strage.



3. Le interpretazioni di Gassman e Sermonti

Vittorio Gassman (1922-2000), celebre attore di teatro italiano, si è dedicato a lungo alla lettura di Dante nei teatri italiani; l'esperienza è stata poi trasformata in film dal regista Rubino Rubini. Gassman, uomo colto e dotato di una potente personalità teatrale, ha interpretato Dante e, pur rispettando il testo, ha sottolineato, sia nel commento sia nella recitazione, lo scontro o l'incontro dei personaggi: la Commedia con lui, oltre che parola sottoposta a innumerevoli sfumature recitative, si fa scena teatrale, grazie a certe sottolineature enfatiche della voce, al gesto ampio che crea intorno uno spazio scenico e grazie all'espressività inconfondibile del volto segnato di Gassman. Si comprende come l'attore, grande interprete shakespeariano, abbia prediletto tra le sue letture di Dante proprio l'Inferno, dove i personaggi più icastici e carnali offrivano maggiori opportunità alle sue caratterizzazioni tragiche (guarda Gassman leggere il V canto dell'Inferno).

Vittorio Gassman legge il V canto dell'Inferno.

Vittorio Sermonti (1929-2016) è un professore e uno studioso dotato di una voce suadente e profonda e si esprime in un italiano elegante e sorvegliato, scandito da una perfetta dizione. Sermonti ha intrapreso un lungo viaggio all'interno della Commedia assistito da studiosi e filologi di grandissimo livello come Gianfranco Contini e Cesare Segre. La prima tappa di questo viaggio comincia con la lettura radiofonica dell'intera Commedia (1987, 1988, 1989); dall'esperienza radiofonica, fedelmente riprodotta, nacquero i tre volumi per Rizzoli: L'Inferno di Dante (curatore G. Contini, 1988), Il Purgatorio di Dante (curatore G. Contini, 1990), il Paradiso di Dante (curatore C. Segre, 1993). Cominciò poi una serie di pubbliche letture integrali dell'opera di Dante, prima nella Basilica di San Francesco a Ravenna davanti alla tomba del poeta (1995-97), poi in quella di Santa Maria delle Grazie a Milano, davanti all'affresco dell'Ultima cena di Leonardo da Vinci (2000-2003).

Vittorio Sermonti legge il V canto dell'Inferno.

Sermonti introduce i contenuti e le relazioni del canto; passa poi a spiegarlo con un commento linguistico, storico e filosofico volto a chiarire tutti i dubbi eventuali e a sciogliere i nodi interpretativi, in modo che la lettura integrale successiva non debba più essere interrotta, sia fluida e chiara all'ascoltatore. I versi vengono quindi spiegati singolarmente o a piccoli gruppi: ne consegue una specie di "commento" parlato, che collega tra di loro le note o le introduzioni tradizionalmente presenti nelle edizioni critiche o scolastiche della Commedia. Tutto il piacere che se ne vuol trarre è affidato alla "parola dantesca" adornata solo dalla voce suggestiva ma mai enfatica di Sermonti: la sobrietà della sua esecuzione nulla concede allo spettacolo. Sermonti segue la tradizione delle lecturae Dantis, inaugurate a Firenze nel 1373 per iniziativa di alcuni cittadini, e che videro come primo interprete e lettore illustre Giovanni Boccaccio nella Chiesa di Santo Stefano in Badia a Firenze. Anche quella di Sermonti è una vera e propria lettura, dentro la quale la "voce" dello studioso fa spazio solo alla "voce" di Dante.

Vittorio Sermonti, introduzione la lettura della Commedia di Dante.

4. Un giullare al servizio di Dante

Un vero e proprio fenomeno mediatico intorno a Dante e alla Commedia è stato reso possibile dalle letture di un attore toscano, il famoso comico Roberto Benigni (nato nel 1952), che nel 2001 vincendo l'Oscar con La vita è bella ha conquistato anche la scena internazionale. Benigni ha inaugurato le sue letture di Dante all'inizio degli anni Novanta e in un crescendo continuo ha portato Dante sulle più belle piazze italiane e sulla piazza mediatica televisiva, sostenuto e amplificato anche dal consenso della Chiesa alle sue letture ispiratissime del XXXIII canto del Paradiso: vedi il testo Roberto Benigni. L'ultimo del Paradiso e guarda il video della trasmissione.

Roberto Benigni legge il XXXIII canto del Paradiso.

La simpatia travolgente, trasgressiva e insieme cordiale, di Benigni compie un'opera di ricongiungimento di tutte le anime italiane dentro Dante. Non si tratta più di una lettura politica; la sua esecuzione toscaneggiante (accompagnata da un commento, un fitto dialogo col testo e col pubblico insieme), per la prima volta ci restituisce il "colore locale" del poeta fiorentino. Non ci torna dal passato un arcigno fustigatore dei costumi, ma un poeta innamorato di Beatrice, della Vergine e di Francesca, un poeta che improvvisa un po' costruendo e inventando sul momento una lingua nuova e un intero mondo di rappresentazione. Benigni non recita Dante, lo esegue reinventandolo: nessun rispetto reverenziale è previsto in questa "confidenza" tra il poeta antico e il giullare moderno, tra il guitto che si sorprende davanti a tanta miracolosa creazione e il poeta che l'aveva immaginata. La lettura di Benigni non è allusiva o simbolica; Benigni spiega il suo Dante a tutti e lo fa comprendere e ascoltare anche alle persone non abituate alla poesia dottrinale e complessa. Il suo Dante piace a tutti, è per tutti, diventa di tutti. Benigni si rifà alla tradizione dei giullari e dei cantastorie dei tempi della Commedia, ma soprattutto si rifà alla grande tradizione che ha recitato per secoli l'opera a memoria. Il Dante di Benigni è quello compromesso dalle chiacchiere e dai commenti degli avventori della trattoria, dei viandanti frettolosi, dei commercianti del mercato, degli studenti che scherzano in modo irriverente con la tradizione. Il Dante di Benigni, francescano per scelta, viene reinterpretato con la stessa carica creaturale, ingenua e candida e apparentemente sprovveduta del "poverello di Assisi", a cui tutto è permesso, perché tutto è detto con "cuore puro".

Dante stesso nel Convivio (1304-1307) parla dello stupore di fronte alle cose grandi: lo stupore è uno stordimento d'animo per grandi e meravigliose cose vedere o udire o per alcun modo sentire; che in quanto paiono grandi, fanno reverente a sé quelli che le sente: in quanto paiono mirabili, fanno voglioso di sapere di quelle.

Una buona pista didattica è certamente quella di far ascoltare in audio o meglio vedere in DVD tre interpretazioni diverse dello stesso canto, per esempio uno dei più belli e significativi, come il XXVI dell'Inferno (Il canto di Ulisse: per approfondire, puoi leggere l'UD 2.3 dell'intero modulo), nell'interpretazione di Carmelo Bene del 1981 (Bene 2007), di Gassman (Gassman 2005), e in quella di Benigni (Benigni 2008).

Ascolta le tre interpretazioni:

Carmelo Bene legge il XXVI canto dell'Inferno
Vittorio Gassman legge il XXVI canto dell'Inferno
Roberto Benigni legge il XXVI canto dell'Inferno

E guarda i tre video:

Carmelo Bene legge il XXVI canto dell'Inferno.

Nella lettura di Carmelo Bene gli effetti fonici e sonori sono prevalenti. Bene aveva una sua concezione della voce come strumento musicale. E quindi il suo Ulisse è tutto negli alti e nei bassi, nelle parole che si fanno grido, nel testo che comunica con rumori, soffi, allitterazioni. Le parole sono suoni.

Vittorio Gassman legge il XXVI canto dell'Inferno.

Gassman invece, leggendo il canto di Dante a teatro, è testimone soprattutto di un evento tragico ed è interprete di un uomo, Ulisse, innamorato di una sapienza luciferina. Con Gassman, Ulisse appare attore di un evento drammatico; è teatro puro. La parola si fa scena.

Roberto Benigni legge il XXVI canto dell'Inferno.

La lettura di Benigni è soprattutto stupefatta ammirazione per la straordinaria facoltà narrativa di Dante: Dante narra Ulisse che narra la sua storia e Benigni narra tutte e due, oralmente, a un pubblico attonito che li ascolta. La parola si fa racconto orale, fabula.

La tragicità dello spettacolo, il pathos della lingua e il piacere stupefatto della narrazione sono tre modi presenti nell'opera e legittimi nella lettura dantesca. Gli studenti possono seguire la stessa strada: individuare la voce prediletta e sceglierla come modello di un'interpretazione propria di un canto da recitare a scelta. Questo schema può essere applicato anche ad altri canti, come ad esempio il V dell'Inferno, attraverso i video con le letture di Bene, Gassman, Sermonti e Benigni.

Carmelo Bene legge il V canto dell'Inferno.
Vittorio Gassman legge il V canto dell'Inferno.
Vittorio Sermonti legge il V canto dell'Inferno.
Roberto Benigni legge il V canto dell'Inferno.

5. Dante "l'inevitabile" e le letture moderne di Dante

Il nostro pianeta è troppo piccolo per permettersi il lusso di ignorare Dante Alighieri. Così comincia un singolare saggio di Ismail Kadaré, il più importante scrittore albanese quasi integralmente tradotto in francese e in italiano. Dopo Eliot, dopo Longfellow e Pound, Dante diventa anche balcanico e albanese. Il saggio, uscito in Albania nel 2005, ripercorre la storia della conoscenza di Dante al seguito dell'occupazione italiana dell'Albania, della straordinaria familiarità che gli albanesi intrattengono con la lingua di Dante e del significato simbolico che implica tradurre Dante.

Per sedurre gli albanesi la propaganda italiana non avrebbe potuto sognare strumento più miracoloso di questo affascinante personaggio. Ben presto si contarono decine di traduzioni, edizioni e riedizioni, ma anche circoli, gruppi di studio, società, imprese, istituti di beneficenza, concorsi, tavole rotonde, serate di gala, piazze e strade intitolate a Dante Alighieri. La presenza del poeta sembrava pervadere tutta l'Albania.
Era la prima volta nella storia che una potenza occupante brandiva alla testa dei suoi carri armati e dei suoi cannoni, il più bel poema dell'umanità. I tedeschi, in seguito, non avrebbero pensato a ripetere il gesto con Goethe o con Beethoven.

Kadaré 2008: 15

E un evento sorprendente si determinava: la passione di un popolo per un poeta non suo, che sentiva affine. Ma l'Inferno più che il Paradiso è congeniale all'anima albanese che non riuscì in quegli anni a tradurre la Commedia al completo.

Più tardi, durante il regime comunista di Henver Hoxha, Dante diventa una bandiera della libertà e della spiritualità conculcate. Come per Osip Mandelstam confinato in Siberia, così per i perseguitati dal regime comunista (Gjergj Fishta, Pashko Gjeci, Ernest Koliqi tra gli altri), ricordare e tradurre Dante significava contemplare ed elaborare la propria condizione; come al Primo Levi di Se questo è un uomo, anche a loro l'Inferno appare subito una metafora del lager. Di questa relazione tra Dante e gli albanesi rimangono residui dispersi, nelle frequenze onomastiche. Piccole prostitute, giovani profughe, avventurose e sventurate fanciulle che hanno cercato fortuna di là dal mare negli anni Novanta, dopo l'ultima tragica diaspora che ha colpito l'Albania, a volte morte per strada, annegate anonime, emigrate ed espropriate della loro identità, esuli nel senso più terribile con cui interpretava Dante questa parola, portavano e portano (paradossale e tragica ironia) il nome della donna del Paradiso: Beatrice Hysa, Beatrice Kodheli, Beatrice Marku. Il Dante che parla ancora nella carne degli albanesi è quello dell'esilio e della perdita dell'identità.

Dante è stato tradotto in ogni lingua e come abbiamo visto per i citati scrittori russi e balcanici, tradurre Dante implicava spesso un coinvolgimento biografico. In tal senso far cogliere agli studenti il valore delle traduzioni di Dante nella lingua d'arrivo, il confronto con la lingua di partenza e il risultato dell'endecasillabo e della terzina, il controllo delle traduzioni riuscite e quello dei fallimenti è una buona strada didattica. Per renderla tuttavia meno scolastica e filologica è buona pratica far recitare i testi scelti nelle due lingue: niente come l'esecuzione fa cogliere il ritmo dell'endecasillabo, che è in grado di forzare la barriera linguistica.



Bibliografia

  • Roberto Benigni (2008), Il mio Dante, Torino, Einaudi.
  • Ismail Kadaré (2004), Il generale dell'armata morta (Tit. orig. Le général de l'armée morte, 1963), Milano, Il Corbaccio.
  • Primo Levi (2005), Se questo è un uomo, Torino, Einaudi (prima ed. 1947).
  • Pier Paolo Pasolini (1975), Divina Mimesis, Torino, Einaudi.
  • Matthew Pearl (2003), Il circolo Dante, Milano, Rizzoli.
DVD
  • Carmelo Bene legge Dante, a cura di Rino Maenza, Venezia, Marsilio, 2007.
  • Gassman legge Dante, 4 DVD e libro, Edb, 2005.
  • Roberto Benigni, Tutto Dante, vol.12, canto XXXIII , Cecchi Gori Home video, 2008.

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Scarica l'intero modulo: è disponibile fino a domenica 29 marzo.


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Orietta Simona Di Bucci Felicetti (Università di Tirana), Spunti e suggerimenti per un insegnamento interculturale e multimediale della letteratura italiana all'estero, Pisa, Consorzio ICoN - Italian Culture on the Net, 2009, ISBN: 978-88-6725-007-3. Adattamento in WebDoc a cura della Redazione ICoN.